Big Data in Odontoiatria: esempi concreti di applicazione.


Prima di parlare di come i Big Data possono favorevolmente integrarsi con il mondo odontoiatrico definiamo Cosa Sono i Big Data.
I Big Data sono set di dati estremamente grandi e complessi che sono difficili da gestire e analizzare con metodi tradizionali. Questi dati vengono raccolti da una varietà di fonti e possono includere informazioni strutturate e non strutturate. L’analisi dei big data utilizza tecniche avanzate per scoprire pattern, tendenze e associazioni, soprattutto quelle in relazione al comportamento umano e alle interazioni individuali. Nell’odontoiatria, i big data possono fornire intuizioni preziose per migliorare i trattamenti, personalizzare le cure e ottimizzare i risultati clinici.

Facciamo 2 esempi prartici di possibili Big Data in Odontoiatria:

  1. Registri di Trattamento su Larga Scala: Raccolte di dati che includono informazioni su diversi tipi di trattamenti odontoiatrici, come impianti, estrazioni e procedure ortodontiche, effettuate su un ampio campione di pazienti. Questi registri possono fornire dati preziosi sulle tendenze, l’efficacia dei trattamenti e i tassi di successo dei vari interventi considerati.
  2. Analisi di Immagini Radiografiche: Un vasto database di immagini radiografiche dentali, combinato con l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale, può essere utilizzato per identificare pattern e anomalie, migliorando così la diagnosi e il piano di trattamento personalizzato.

Gli Inizi dei Big Data in Odontoiatria

L’introduzione dei Big Data in Odontoiatria si può far risalire alla fine degli anni ’80 quando si è sviluppata la Radiologia Digitale Dentale che ha segnato il passaggio da piastre radiografiche al fosforo a rilevatori allo stato di solido fino alla Tomografia Computerizzata a Fascio Conico (CBCT). A questo sono seguite la impronte intraorali digitali acquisite con scanner 3D. Queste innovazioni, di fatto, hanno segnato l’inizio di una nuova era nel campo dentale aprendo la strada ai Big Data.

Ma anche le cartelle cliniche digitali i sistemi software di management gestionale e clinico degli studi odontoiatrici che hanno consentito di estrapolare fiumi di dati ben strutturati sui pazienti, sulle loro anagrafiche, sulle loro condizioni cliniche pregresse, attuali potendo così anche consentire di ipotizzare quelle future anche grazie alla capacità dell’Intelligenza Artificiale di analizzare tali dati al fine di generare predizioni dell’outcome clinico del paziente.

Cosa possono fare i Big Data in Odontoiatria?

Ecco, sinteticamente, alcuni degli ambiti in cui i Big Data possono apportare numerosi e tangibili vantaggi nel settore odontoiatrico. Questi ambiti li ho ricavati in seguito alla lettura di diversi articoli sul tema e mi sembrano verosimili e possibili nel giro di qualche anno.

  1. Miglioramento delle Diagnosi: L’analisi dei big data può aiutare a riconoscere modelli e correlazioni in vasti set di dati clinici, migliorando la capacità di diagnosticare condizioni complesse e rare, come le malattie orali che possono essere collegate a condizioni sistemiche.
  2. Personalizzazione del Trattamento: I big data consentono di personalizzare i trattamenti per i pazienti in base alla loro storia clinica, alla genetica e anche in base a come il paziente ha risposto a precedenti trattamenti. Ciò può essere particolarmente utile nell’odontoiatria che si occupa della parte estetica ma anche nella pianificazione del trattamento ortodontico e chirurgico implantare.
  3. Gestione dei Rischi e Previsioni Cliniche: Attraverso l’analisi dei big data, gli odontoiatri possono valutare i fattori di rischio per diverse procedure e prevedere i possibili risultati, migliorando così la pianificazione del trattamento e riducendo i rischi per il paziente e le responsabilità per l’operatore.
  4. Monitoraggio e Prevenzione delle Malattie: L’analisi dei big data può aiutare a monitorare la prevalenza e la progressione delle malattie dentali a livello di popolazione, consentendo interventi preventivi più mirati e tempestivi anche a livello di salute pubblica.
  5. Ricerca e Sviluppo: I big data possono essere impiegati nella ricerca per scoprire nuove correlazioni tra variabili cliniche e promuovere lo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi trattamenti in odontoiatria.

Esempi Concreti di Applicazione dei Big Data in Odontoiatria e in Chirurgia Orale

Big Data Sjögren Consortium

Questo lavoro collaborativo e multidisciplinare ha permesso di identificare correlazioni significative tra i diversi marcatori immunologici e le manifestazioni cliniche della sindrome di Sjögren. Tale approccio è cruciale per sviluppare strategie di gestione personalizzate per i pazienti, migliorando così la loro qualità della vita e i risultati del trattamento.

IDI EVOLUTION: Big Data in Implantologia

L’azienda IDI, nata nel 1989 e che si occupa di implantoprotesi personalizzate, ha sviluppato una piattaforma digitale chaimata ALFRED che utilizza l’Intelligenza Artificiale proprio per assistere i pazienti dall’ingresso nello studio odontoiatrico fino al completamento del percorso terapeutico.
Alfred in particolare è in grado di guidare il medico nella fase di analisi preoperatoria, nella scelta delle opzioni terapeutiche proprio basandosi su dati elaborati da Intelligenza Artificiale e Big Data.

Nell’immagine l’interfaccia della piattaforma digitale Alfred. Immagine da: https://alfred.dental/

Attraverso l’Osservatorio Innovazione, inoltre IDI Evolution collabora con Odontoiatria33 per condividere innovazioni nel campo odontoiatrico. Le due aziende, insieme, hanno presentato diverse tecnologie come RayFace, uno scanner facciale 3D specifico per l’uso dentale, e la chirurgia guidata supportata da dati digitali per migliorare la precisione e la sicurezza dei trattamenti​ implantari.

Conclusioni

L’uso dei Big Data in Odontoiatria offre un’enorme opportunità per migliorare la pratica clinica, la ricerca e sviluppo oltre che la gestione clinica dei pazienti.
L’analisi di grandi dataset di dati clinici (e non), è possibile individuare pattern e correlazioni altrimenti poco evidenziabili, fornendo una base più solida per decisioni cliniche e previsioni accurate dell’outcome clinico del paziente.
E’ ovviamente essenziale mantenere un equilibrio tra l’entusiasmo per gli scenari aperti dai Big Data e le questioni etiche e, soprattutto, relative alla privacy che sorgono dall’analisi dei dati dei pazienti. In effetti l’uso dei più moderni strumenti di intelligenza artificiale che negli ultimi mesi si sono diffusi massivamente nella popolazione generale pone alcuni interrogativi sulla proprietà (diritto d’autore – copyright – legittimità della proprietà del dato) dei dati utilizzati per il training di questi sistemi di AI che hanno enormi potenzialità (alcune dirompenti e particolarmente impattate se non adeguatamente gestite) ma anche potenziali rischi.
In definitiva, l’impiego responsabile dei Big Data potrebbe trasformare non poco il settore dell’odontoiatria, migliorando i risultati clinici e ottimizzando le procedure mediche un po come ha già fatto la tecnologia 3D negli ultimi 10 anni.

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